La creazione artistica è di per sé una sorta di sublimazione di un dolore, di un malessere (sociale o psicologico, poco importa). Oppure (in casi più sporadici) un atto di illuminazione, di condivisione di una felicità interiore. 
Paola Turci con questo splendido Secondo cuore, chiude in un certo qual modo il trittico della Rinascita iniziato col dittico Io sono e Mi amerò lo stesso (cd e libro). Se nelle opere, però, precedenti la trasformazione era in fieri. Qui tutto è ormai accaduto. Paola Turci non solo ha fatto i conti e pace col passato, coi suoi dolori, con le sue ferite (impresse anche come una marchio - stavolta salvifico - sul suo volto). Il secondo cuore adesso è nato, è presente. Se in sede di recensione del precedente cd antologico Io sono avevamo scomodato persino Montale, qui possiamo dire che non vi è neppure bisogno di epifanie. Perché il Paradiso (mi si scuserà il termine eccessivamente alto e retorico) è davvero qui in Terra. Paola è rinata a tutti gli effetti. Tanto che si può davvero vedere il mondo per la prima volta (La prima volta al mondo…in cui i quattro quarti della cassa sembrano rievocare i battiti del cuore). Rinascita possibile grazie all’amore, certo.

Quale amore, però? Perché, inutile girarci attorno, quando Paola canta del “secondo cuore” (così come accade nelle tante canzoni d’amore del disco) non si ha l’impressione che lo faccia per una terza persona, ma per se stessa. Ne deriva che quell’aggettivo possessivo “mio” non vada inteso (solo) come proiezione di un “tuo”, ma sia appunto riferito a se stesso. Detta così potrebbe apparire insomma un disco per certi aspetti solipsistico. Nulla di tutto ciò. L’Amore per se stessa è amore tout court, la più alta forma d’amore. Se è vero che non mancano passaggi tenuemente dolenti (come Nel mio secondo cuore scritta da Enzo Avitabile o La fine dell’estate) è vero che tutto il cd è pervaso da un senso di pace e felicità. E questo è possibile grazie (soprattutto?) a quell’amore ritrovato verso la musica (ecco un altro Secondo cuore), verso le tante collaborazioni importanti che hanno permesso la riuscita dell’intero progetto (tra gli altri Giulia AnanìaMarta VenturiniFabio IlacquaNiccolò AgliardiEnzo AvitabileFlink e Luca Chiaravalli che produce il tutto). Mai - mi sia nuovamente concesso - Turci ha cantato così bene, la voce ad ogni brano varia di intensità esplorando territori del tutto nuovi e fecondi. E mai Turci ha espresso in maniera così perentoria e apodittica certe formule assertiva: “Tenerti per mano è la mia rivoluzione”, “Se un'emozione ti cambia anche il nome/ Tu dalle ragione”, “Ognuno si porta dentro tutto ciò che è stato/ e tutto ciò che è stato è tutto ciò che sei/ e non potrai mai esserlo di nuovo”). 
 

Musicalmente ci muoviamo all’interno di ballare pop-rock di grande efficacia. A cominciare dal brano sanremese Fatti bella per teche trae ispirazione proprio dal monologo teatrale della Turci tratto dal suo libro Mi amerò lo stessorielaborato da Giulia Ananìa (è davvero solo due donne potevano scrivere in questo modo!) o dalla splendida rilettura di Un’emozione da poco di Guido Guglieminetti e Ivano Fossati (si veda l'intervista di Guglieminetti con la nostra Valeria Bissacco) dove la rabbia post punk di Anna Oxa lascia spazio a un’esplosione di energia nuova (tanto che sembrano acquistare diversi significati passaggi come “Non vedo più a che punto sta la netta differenza tra il più cieco amore e la più stupida pazienza”. Non mancano poi sonorità più noir come in Sublime, scritta con il disk jockey britannico Fink; oppure popolari come la davvero sorprendente e bellissima Ma dimmi te posta a conclusione dell’intero disco. Una canzone che rischia di cadere quasi in secondo piano com’è “sovrastata” dalle sonorità dei pezzi che la precedono. E sarebbe un peccato grave, non solo perché il brano è posto volutamente in posizione forte (ultima traccia, appunto), non solo perché per la prima volta Turci canta in romanesco, Non solo perché appare la splendida voce dell’attore Marco Giallini, ma perché ancora una volta questo è una canzone pensata con una sensibilità del tutto femminile (nuovamente determinante la collaborazione con la poetessa Giulia Ananìa) in cui si racconta di donne coraggiose e uniche come Anna Magnani.

Insomma un disco di rinascita, un disco da donna che tutti gli uomini dovrebbero mandare a memoria, un disco di vera musica e di vero amore. 
Avercene!  

(Pubblicato su http://www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/secondo-cuore/)

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