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Chiara Ragnini - Il Giardino di Rose

Abbandonato lo pseudonimo di Ceanne McKeee l’uso dell'inglese (nel suo primo album Wonderland), la genovese Chiara Ragnini si riappropria del proprio nome della propria lingua con questo Giardino di rose che, per certi aspetti, davvero si può definire il suo vero album d'esordio. Chiara è un’enfant prodige della nuova scuola cantautorale genovese, già vincitrice di numerosi premi tra cui il Premio Sergio Endrigo – Targa Siae al Biella Festival nel 2010, miglior autore ai Sanremo Music Awards del 2011 e il recentissimo Premio Donida. 

Il giardino di rose è un album in acustico in cui la chitarra è la grande protagonista. Come la conterranea Karen Ciaccia, Ragnini preferisce suoni vellutati e parole dette a bassa voce, passando da sonorità pop-folk (Gli scoiattoli nel bosco) a ritmi dai vaghi sapori brasiliani (le convincenti La neve non fa più rumore e Aria). Il giardino di rose è uno scrigno in cui Chiara nasconde apparenti storie banali e quotidiane (ma che sono poi quelle di ognuno di noi), piccole paure, grandi speranze. 

Il primo brano (Quello che ho) è in questo senso programmatico: «Non mi vado bene/proprio così/ tutte le speranze/crollano qui/ Non importa/ ma qualcosa mi sento di dire/ non mi basta/ ma stanotte lo voglio sentire». Una sorta di malessere interiore porta ad un’urgenza di raccontarsi, di scrivere, di condividere. La canzone come un diario in cui, insomma, il privato nel momento in cui si ammanta di musica diventa inevitabilmente pubblico e trova così sfogo.

Da una parte si avverte un ripiegamento in se stessi, quasi che il dolore - per un amore terminato male, per esempio – ci costringa a nasconderci e dall’altra una voglia di ricominciare, di voltare pagina e rimettersi in gioco: «Nel giardino di rose il tempo non passa mai/ e mi lascio accarezzare/ dal sole e da questa luce che solo noi/ potevamo raccontare/ ma non ricado nell’errore/ di lasciarmi prendere/ senza neanche far rumore/ vado via/ per non tornare più/ […]/Mi ritrovo fra le persone che cambiano/ senza dover chiedere il permesso» (Il giardino di rose). Così come è molto forte la presenza di un Tu a cui Chiara si rivolge con una certa insistenza, altrettanto lo è un forte richiamo agli aspetti della natura (acqua, terra, nuvola, mare, aria…), tanto che si può quasi parlare di panteismo, quasi la natura avesse parte attiva nella vita di Chiara. 

Molte, insomma, sono le frecce che quest’album ha al suo arco, anche se ovviamente non mancano piccole sbavature, come gli arrangiamenti tutti acustici che alla lunga forse segnano un poco il passo o alcuni testi i cui versi tendono a cadere – almeno per chi scrive - troppo sulle parole tronche con inevitabile scelta di zeppe finali monosillabiche.

Link:

http://www.chiararagnini.it

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