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Baccini Canta Tenco

Ci sono foto che diventano icone. Fossilizzate, ormai prive del flusso, vitale vengono reimmesse nel circuito comunicativo completamente decontestualizzate. Prendete la famosa foto di Che Guevara di Alberto Korda. Quella in cui il Comandante guarda oltre l’obiettivo fotografico con sguardo fiero e serioso. Quello rappresentato non è più Guevara è già il Che, un Mito. Buono per ogni uso, da quello politico a quello calcistico. Prendete la foto di Luigi Tenco la sera dell’esibizione sanremese. Non è più l’uomo Luigi, ma l’icona Tenco… il suicida, l’emblema del male di vivere.

Ecco, se siete tra coloro che non ne possono più di icone e di miti devitalizzati credo che proprio a voi piacerà, e molto, questo nuovo spettacolo in cui Francesco Baccini reinterpreta Luigi Tenco.

Prima di tutto per la scelta dei brani. A costo di “far fuori” qualche classico come Lontano Lontano, Baccini e Angiolani – coautore dello spettacolo – sono andati a ripescare delle vere e proprie chicche poco conosciute del cantautore di Cassine. Ne emerge un altro Tenco, un Tenco sarcastico fustigatore – seppur a modo suo – della società italiana del tempo. Di una società che è poi purtroppo sorprendentemente ancora simile alla nostra. E a ragione Baccini si chiede sul palco: “O Tenco era sorprendentemente avanti oppure noi siamo desolatamente rimasti indietro!”. Andate a riascoltarvi alcuni passaggi, a mo’ d’esempio, di Giornali femminili: “Leggendo certi giornali femminili/ verrebbe da pensare che alla donna/ interessi soltanto il problema del cuore:/ trovare un giorno o l'altro/ il proprio grande amore,/ magari con lo sguardo/ di quel famoso attore./ Comunque per fortuna esiste l'uomo/ che è più positivo.../ chissà...chissà perché a sto punto/ mi scappa da ridere,/ comunque l'uomo è certo/ molto più positivo...”. Oppure la verve ironica alla Gaber - ricorda sempre Baccini – di Ballata della moda in cui il povero protagonista Antonio si ritrova a bere solo “acqua blu” perché così è imposto dalla moda anche se lui continua a ridere tra sé pensando di essere immune dai messaggi più o meno sublimali. Finirà col povero protagonista Antonio ricoverato per intossicazione da acqua blu!

Non manca, naturalmente, anche il Tenco più moralistico di Cara maestra,Ognuno è libero ed E se ci diranno. Nella nuova veste, però, perdono quel tratto inevitabilmente retrò e un poco didascalico delle versioni originali.

Come non può mancare il Tenco più intimista e straordinario compositore di ballate d’amore indimenticabili. È il Tenco in qualche modo dei classici: Vedrai vedrai,Angela (da brividi il dialogo chitarra-pianoforte di Corsi e Baccini) e Quando. Eppure è un nuovo Tenco anche questo. Perché il grande pregio dello spettacolo è proprio quello di aver in qualche modo “svecchiato” un repertorio che chiaramente non ha mai avuto la possibilità di essere “rivisitato” dal suo stesso autore (come sarebbe successo invece con il De André della Pfm). “Svecchiato” ma mai tradito. Il lavoro di Armando Corsi, che ha curato gli arrangiamenti, e di Paolo Caliari, supervisore del progetto, è stato davvero notevole. “Sai, il rischio – mi confida Corsi dietro le quinte - era quello di trasformare tutto in chiave jazz, troppo facile!”. Qui invece si spazia da sonorità acustiche – e raramente ho sentito Baccini accarezzare così bene il suo strumento come in questa occasione, quasi se ne fosse totalmente riappropriato – ad atmosfere brasiliane (queste sì care a Corsi). Ma lo spettatore sarà spiazzato anche, per esempio, dal ritmo travolgente ska di Ognuno è libero. La band, poi, pur provando tutto sommato da poco tempo, presenta un affiatamento davvero notevole. Tutti sono sugli scudi e ognuno si prende una vera e propria ovazione quando Baccini li presenta: il già ricordato Armando Corsi alla chitarra classica, Filippo Pedol al contrabbasso e ai cori, Luca Falomi alla chitarra acustica ed elettrica, Luca Volonté al sax e all’armonica e Marco Fadda alle percussioni.

Molto bello anche il libretto di sala in cui Angiolani e Baccini ci accompagnano tra le pieghe delle canzoni proposte e della vita di Luigi. Sì, della vita. Perché qui, e finalmente vivaddio, ciò che manca è tutta la retorica – ma anche il necrofilo gossipaggio – sulla morte del cantautore. E anche in questo lo spettacolo rende giustizia all’altro lato di Tenco. Anche perché c’è un paradosso di fondo – in realtà uno dei tanti – che ha sempre caratterizzato la “vicenda Tenco” in questi 43 anni: la sua morte, così tragica e così “spettacolarizzata” ha creato un vero e proprio mito Tenco (come ricorda bene il sociologo Marco Santoro in Effetto Tenco), ma ha totalmente oscurato la sua musica, la sua arte… in sostanza la sua vita.

Belli e suggestivi – ma non c’era da dubitarne – i giochi di luce di Pepi Morgia… da brividi quelli che fanno da sottofondo ad una delle più intense ed emozionanti esibizioni della serata, Preghiera in gennaio.

Essendo una prima non sono mancate piccole sbavature e sicuramente in corso d’opera verranno apportate alcune limature. Per esempio nella scelta dei bis: personalmente avrei posto a conclusione del secondo tempo Ciao amore ciao nella versione sanremese, per poi proporla nella versione originale (Li vidi passare) come ultimo bis. Oppure nella presentazione dei brani. Baccini sa essere un ottimo attore – lo ha ampiamente dimostrato nel film Zoè di Giuseppe Varlotta – e forse dovrebbe essere un poco più coraggioso nel “recitare”, nel dare corpo ai testi del libretto tra un brano e l’altro. A Genova, invece, è sembrato a volte andare a braccia, cosa che può ovviamente andare bene per un vero e proprio concerto… ma forse non per un’opera che vuol essere qualcosa di diverso.

Anche perché alla fine ciò che davvero conta è il giudizio del pubblico e, si sa, quello genovese è notoriamente ostico, poco incline al facile entusiasmo. Eppure davvero ad ogni brano sono seguiti applausi sempre più convinti. Se ne deve essere reso conto anche lo stesso Baccini, che partito con il freno a mano un poco tirato, molto teso ed emozionato – oltretutto era alle prese con una brutta tracheite – a poco a poco si è sciolto e ha regalato grandi emozioni. Una prova di maturità che forse non tutti si aspettavano.

Ma parliamo, appunto, di piccole cose.

Insomma, accorrete numerosi a gustarvi Baccini canta Tenco se avete delle remore e titubanze sul cantautore genovese… potreste trovarvi davanti un grande interprete che rende giustizia ad un grande autore.

(Report fotografico a cura di Valeria Bissacco)

Link:

http://www.baccini.it/ 

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