Filippo Andreani,

  • La porta di un appartamento che si apre lentamente; passi silenziosi (da bambino) lungo il corridoio; due genitori che dormono; una vecchia radiolina, ancora accesa, che trasmette la strana cronaca di una partita in cui non esiste il primo tempo. Tutto inizia così, con un andamento onirico, come uno strano sogno o l’inizio di un film felliniano (o Bunueliano). E l’inizio ha la voce di Valerio Mastandrea che ci prende per mano e ci accompagna dentro questo bellissimo nuovo lavoro del cantautore comasco Filippo Andreani, Il secondo tempo.
    Un concept album sul calcio? Sì, certo. Ma anche molto di più. Un’opera allegorica in cui lo sport più amato dagli italiani diventa il simbolo della vita stessa? Sì, certo. Ma non solo. Perché il secondo tempo è - sempre allegoricamente - la seconda possibilità che la vita ci pone davanti, sapendo che non ci saranno tempi supplementari. Il disco è una carrellata di personaggi in bilico continuo tra luce e ombra. C’è chi non ha mai giocato il primo tempo. E chi ha calcato il campo invece solo nel primo. Ognuno ha lasciato nel suo passaggio “una goccia di splendore“, ma anche un senso di incompiutezza. Ognuno è al tempo stesso un vincitore e uno sconfitto (dalla sorte, dalla morte).